L’artista tedesco parteciperà al progetto “a TEMPORALITY”, un lavoro interdisciplinare focalizzato sull’antica tradizione del canto di gola mongolo. Ecco di che si tratta…
L’artista tedesco parteciperà al progetto “a TEMPORALITY”, un lavoro interdisciplinare focalizzato sull’antica tradizione del canto di gola mongolo. Ecco di che si tratta…
Eccomi qui caro lettore per trasportarti in un viaggio attraverso la via della voce, alternata da sussurri e silenzi. Scrivo mentre sto imparando a riconoscere la mia voce.
Questo è il motivo per cui non ascolterai un audio ma leggerai per cinque minuti, forse sorridendo insieme a me, perché imparare a modulare o gestire la propria voce scritta o parlata, a qualsiasi età, apre nuove prospettive. Partiamo da qui.
Una delle sequenze vocaliche che utilizzo più frequentemente per insegnare la tecnica a singola cavità è UOA, una sequenza che in qualche modo ritengo “sacra”, in questo breve articolo cercherò di spiegarne le motivazioni.
“Lo Zen e il tiro con l’arco” (Zen in der Kunst des Bogenschießens), scritto da Eugen Herrigel. È un libro affascinante che esplora la relazione tra la filosofia zen e la pratica del tiro con l’arco giapponese, il kyūdō. Herrigel, filosofo tedesco, si trasferì in Giappone negli anni ’20 e decise di apprendere il kyūdō per comprendere meglio lo spirito del buddhismo zen. Nel libro, racconta il suo percorso di apprendimento sotto la guida del maestro Kenzo Awa, mettendo in luce come il tiro con l’arco non sia solo una tecnica fisica, ma una disciplina mentale e spirituale che richiede concentrazione, abbandono dell’ego e un’unione totale tra mente e corpo. L’opera si è rivelata una porta d’ingresso per molti occidentali interessati alla filosofia orientale, fornendo un ponte tra le pratiche zen e il pensiero occidentale, il libro rimane un classico per chi cerca ispirazione sul significato profondo della pratica e sulla connessione tra azione, mente e spirito.
Dopo aver letto Lo Zen e il tiro con l’arco ho intuito che vi fosse un certa similitudine tra l’arciere ed il cantante. L’arciere tende il suo arco, si prepara al tiro e scocca la freccia; il cantante (in particolare quello che pratica il canto armonico), prepara il suo arco (il corpo), tende la corda attraverso i movimenti della lingua, e scocca la sua freccia creando gli armonici al di sopra della nota fondamentale.Solo dopo essermi iscritto ad un corso di tiro con l’arco, ed aver imparato a tirare, è arrivata l’intuizione.
Attraverso la vocalizzazione del fonema : L-U-I si possono imitare e visualizzare le tre posizioni dell’arciere. Questo esercizio si può utilizzare in particolare nel canto armonico a due cavità, cioè quella tecnica che prevede il sollevamento della lingua verso il palato, in modo da formare due zone di risonanza, quella superiore e quella inferiore. Attraverso un controllo appropriato possiamo ottenere due (o più) armonici nell’arco di una emissione vocale.
La prima fase consiste nell’ incoccare la freccia attraverso la vocalizzazione della consonante L. La lingua si posiziona a contatto con gli alveoli dentali (incisivi superiori).
Si passa poi alla vocale U , corrispondente alla fase del tendere l’arco. La vocale u è caratterizzata dalla chiusura delle labbra, che formano un’apertura più stretta, e dall’arretramento della lingua.
Infine per scoccare la freccia si vocalizza la I , la lingua si appiattisce e i suoi bordi esterni vengono a contatto con la parte interna dei molari e premolari (arcata superiore), la punta scatta in avanti come la punta della freccia quando lascia la corda tesa dell’arco
Alla fine si uniscono i tre movimenti : incocca (L), tendi (U), scocca (I) in una sola emissione……e la freccia raggiunge il bersaglio! E’ così che il cantante, come l’arciere, diventa tutt’uno con il suo canto.
© 2011 Lorenzo Pierobon
fonte: Le Scienze edizione italiana di Scientific American
Da uno studio con la tecnica MEG
Rispetto ai coetanei sani, i bambini con autismo rispondono più lentamente, con una frazione di secondo di ritardo, ai suoni vocali e alle intonazioni
Tenui segnali magnetici nell’attività cerebrale dei bambini autistici mostrano che essi elaborano il suono e il linguaggio in un modo differente dai bambini non autistici. E’ quanto risulta da una ricerca condotta presso
Estratto dal libro “Suoni dell’anima – l’essenza nascosta della voce” (Minerva Edizioni)
Affermare che la voce possa essere utilizzata come una fonte di nutrimento, può apparire quantomeno inusuale. Ma in effetti non esiste strumento più fruibile ed immediatamente disponibile del nostro suono. Anche in questo caso, esistono , a nostro parere, più livelli per quanto riguarda l’ emissione vocale: il primo è fisico, grazie al quale vengono avvertite le vibrazioni a livello corporeo, più o meno intensamente, a seconda del grado di sensibilità propriocettiva.
Il secondo, che può avvenire a livello cosciente o inconscio, riguarda l’aspetto mentale, il pensiero, il dialogo interno, e spesso implica un giudizio sulle qualità vocali stesse! A tal proposito , un percorso di crescita adeguato dovrebbe portare invece proprio alla sospensione di questo tipo di giudizio. Approfondiremo più avanti questo aspetto così determinante.
Un terzo livello riguarda la relazione che intercorre tra Intenzione ed Intuizione. A nostro parere questi due concetti sono interdipendenti. Mano a mano che viene lasciato spazio all’intuizione, astenendosi ad esempio da un giudizio qualitativo, ecco che si può fare strada la nostra Intenzione più autentica, quella libera da convenzioni, filtri personali o sociali.
Questa apertura verso la ricerca dell’ ”Intenzione intuita”, e non costruita, e la presa di coscienza della stessa, porta inevitabilmente ad una crescita e uno sviluppo dei processi intuitivi stessi.
Questo chiarifica e fissa sempre di più quale è o quali sono le intenzioni più vicine alla nostra essenza spirituale, creando quello che noi definiamo “Flusso di intuito intenzionale”, virtuoso quanto efficace ai fini dello sviluppo personale e al nutrimento mentale e spirituale ottenuto tramite la voce. L’intento più elevato cui tendere, per qualcuno corrisponde agli obiettivi dell’Anima, che, in quanto tali, possono solo essere “intuiti” e non conosciuti tramite i processi mentali convenzionali.
Questa visione non è d’altronde un’invenzione recente, ma è una “pratica” ben conosciuta e collaudata dalle società tribali dove lo Sciamanesimo è ancora considerato una forma di terapia , con connotazioni di sacralità.
La complessa e profonda spiritualità che permea questi riti, può venire tradotta in un linguaggio più consono alla mentalità occidentale, da noi definita come l’equazione sciamanica : suono (voce, tamburi, strumenti acustici,ecc) + intenzione = …manifestazione….
Ed in effetti, sempre da queste culture, ci vengono anche suggerite le strategie per ottenere questa “manifestazione”, che nella fattispecie abbiamo chiamato nutrimento.
© 2012 Lorenzo Pierobon – Veronica Vismara
Talismano s. m. [dal pers. ṭilismān, plur. di ṭilism, che è dal gr. Tèlesma
«rito p(religioso)»]. – Oggetto naturale o manufatto, spesso decorato di figure o di segni simbolici, cui si attribuisce un valore e un potere magico (e spesso anche sacrale) di aiuto e di propiziazione, e in alcuni casi di protezione, e che perciò si conserva o si porta con sé dappertutto
Il Talismano vocale è una pratica innovativa, frutto di anni di studio e ricerca, integrata nel metodo di sviluppo vocale Vocal Harmonics in Motion. Essa consiste in una serie di vocalizzazioni che combinano il potere dell’intenzione, il simbolismo e gli archetipi, con l’obiettivo di generare un fonema applicabile in vari contesti.
La pratica inizia con la vibrazione più sottile (voce afona), legata al pensiero e all’intenzione. Si passa poi alla voce parlata spontanea, che infonde vitalità al suono attraverso l’affermazione “Io suono, Io sono”. Successivamente, si lavora sulla pulsazione per costruire una struttura sonora ritmica.
A questo punto, il bisbiglio introduce l’aspetto più “magico” della pratica: un suono ancestrale ed evocativo che richiama memorie profonde e ataviche. Infine, si esegue il canto della sequenza per attivare il talismano tramite l’In-Canto. Questa fase coinvolge l’uso di visualizzazioni e una percezione corporea amplificata.
Il Talismano vocale può essere praticato sia individualmente che in gruppo, offrendo un’esperienza trasformativa e connessa alle radici profonde del suono.
il talismano della foto è di https://www.facebook.com/CreazioniGhii/
© 2018 Lorenzo Pierobon
E in principio fu Musica!!!
L’affermazione può sembrare un po’ eccessiva e di biblica memoria ma chiunque si soffermi a pensare al momento esatto in cui sembra abbia avuto inizio l’esplosione creatrice dell’Universo, il famoso Big-Bang, non può non immaginarlo …
La saggezza popolare popolare dice “canta che ti passa”… non è solo un motto di spirito, ma una piccola perla che dovremmo tutti ascoltare. Il canto, le parole delle canzoni, raccolgono pensieri espressi spesso da persone illuminate, siano esse vissute migliaia di anni fa che ai nostri giorni. Questi pensieri, ascoltati e ripetuti…
Quattro chiacchiere intorno alla Voce e alla Musicoterapia